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Video online: Google Video è un modello da seguire?
[ 27-01-2006 ] Si parla molto del nuovo servizio video e ecommerce di Google e molti lo considerano come un vero e proprio modello da seguire
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| Fonte originale della notizia » |
| masternewmedia.org |
è un progetto il cui fulcro è rappresentato da news sull'Editoria Indipendente, Articoli di e-Marketing come anche Recensioni di prodotti/servizi.
Il progetto si basa sulla Collaborazione Online di Robin Good (creatore di Masternewmedia.org), Alessandro Banchelli e Chiara Monetti.
Robin Good
Robin Good è un editore online, un esperto di comunicazione dei nuovi media, attivo nella ricerca, composizione e pubblicazione di testi che riguardano le nuove tecnologie per l'insegnamento, il business ed il cambiamento sociale.
Alessandro Banchelli
Alessandro Banchelli è un comunicatore online, vale a dire un esploratore della rete attivo nella ricerca e creazione di contenuti.
Alessandro Banchelli è Chief Executive Editor di , sito di Psicologia della Comunicazione Online e Search Engine Copywriting.
Chiara Monetti
Ha lavorato per due anni alla in qualità di PowerPoint Trainer per la .
Attualmente si occupa di PowerPoint, contribuendo, insieme a Robin Good, su , poi, con il nuovo collega ed amico Alessandro Banchelli, cura l' del sito di Robin Good dedicato a tutti gli appassionati di comunicazione e nuove tecnologie
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Ciò che rende un contenuto video funzionante sul Web non è costruito necessariamente con orpelli ed elementi che richiamano l'attenzione.
E' più importante invece capire dove il contenuto video è posto per essere usato dagli utenti, e sondare il campo di gioco in cui si esprimeranno i contenuti premium video.
Uno degli aspetti che danno più fastidio del cosiddetto movimento web 2.0 è la preponderanza di persone autoproclamatisi esperti sull'argomento che magnificano il potere degli user-generated media ma che invece denigrano gli sforzi di coloro che invece cercano di analizzare a fondo questo potere. I commenti riguardo al nuovo Google Video Store sono un esempio. Un impaziente David Pogue del The New York Times ha inondato Google di suggerimenti su come dovrebbero far confluire video gratuiti e pay per view e i weblog hanno fatto recensioni meno entusiasmanti.
Secondo questi Google sta perdendo il suo tocco, e il suo prodotto appare debole in confonto ad altri.
Come può un prodotto così di base avere un appeal reale per gli utenti?
I contenuti video online stanno apparendo in un'era in cui il Web, un tempo rudimentale, diviene sofisticato, supportato da grandi investimenti dei produttori di media tradizionali che creano grandi aspettative per il rapido sviluppo di mercati online maturi per i video. Ma a dire il vero è Web è molto lontano dall'essere una realtà stabilita, è sempre è in fase sperimentale, ed è fatto da una serie di utili tecniche standard e buona volontà.
Google Video è un esperimento che ci fa pensare ai primi giorni del web dove c'era un grande interesse per i contenuti e pochi modi per trovarli. E' un paradigma con cui stiamo ancora vivendo oggi per quando riguarda i contenuti premium , soprattutto quelli video a causa di una quantità limitata di contenuti video ancora in gioco.
Il modo corretto per consegnare video online è lontano dall'essere stabilito, ma è probabile che assomigli a Google Video più di quanto si pensi.
L'appeal del Web sta nel fatto che combina fonti brillanti di ogni tipo in contesti che rendono difficile far apparire i contenuti premium, proprio perchè sono a pagamento.
A dispetto dei valori della produzione dei contenuti il potere dei video professionali dovrebbe essere ripensato nello stesso modo in cui le sorgenti mainstream hanno da essere ripensate alla luce dell'esplosione online dei media, dalle fonti individuali a quelle istituzionali. Un video di un film che ha fatto grandi incassi, nelle ricerche Web può apparire accanto a film dilettanti. Questi sono gli stessi problemi che fonti di contenuto premium devono affrontare nei risultati di ricerca.
Da dove arrivano i video premium?
| DRM | Acronimo di Digital Rights Management, il cui significato letterale è gestione dei diritti digitali, raggruppa i sistemi tecnologici mediante i quali si possono far valere i diritti d'autore nell'ambiente digitale.
Maggiori informazioni: Wikipedia -> DRM
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Ci saranno contenuti video disponibili attraverso molti canali e digital rights management che forse renderanno più facile la monetizzazione per questi servizi.
Ma la questione cruciale per i video è adattarsi ad un mondo di contenuti peer in costante crescita attraverso produttori dilettanti di video e distributori.
Qui alcuni pensieri su come i video producer dovrebbero rapportarsi con i mercati consumer e business in un mondo online ancora grandemente guidato da coloro che ricercano su Google:
- Il Web è sicuramente un posto più sofisticato di quello in cui i contenuti testuali hanno fatto la loro nascita online: i nuovi sforzi per promuovere i video online si basano ancora sulla credenza che basti costruire un servizio per ottenere visitatori e compratori.
- Ma il video ha bisogno di essere integrato con un vasto insieme di contenuti e alle persone non basta avere una quantità vasta di contenuti per indirizzare un bisogno. Pensare in maniera estesa riguardo ai competitor e ai canali sarà essenziale per ottenere successo nelle strategie video.
- Focalizzarsi sulla propria sindacazione per la distribuzione: una delle ragioni per cui Google Video è in difficoltà deriva dal fatto che outlet come Blinkx sono venuti fuori con modi semplici per gli utenti di ricercare e surfare tra i contenuti video e poi di iscriversi a specifici argomenti via RSS feed sui propri PC e dispositivi mobili. Il concetto di permettere agli utenti di costruire la propria sindacazione di contenuti video è la chiave di successo per la distribuzione video ad un' audience.
- Permettere agli utenti di essere coinvolti è un valore aggiunto: sforzi di distribuzione video come il famoso Star Wars Kid track hanno dimostrato l'appeal dei video user-generated e hanno provato, attraverso dozzine di remix video, l'importanza di dare agli utenti l'accesso ai contenuti video. Spingendo verso i DRM, i produttori di video professionali rischiano di bloccare la capacità degli utenti di dare una loro visione dei contenuti che li renda popolari. Perchè spendere milioni in trailer e in una distribuzione tradizionale quando i tuoi utenti possono fare il lavoro di marketing per te ?
Google Video è una new entry nel mercato dei servizi online, ma promette di essere un esperimento che desidera incoraggiare gli utenti a guardare ai video non solo come una novità interessante ma come una risorsa universale in grado di essere plasmata in modi nuovi ed entusiasmanti.
Google video potrebbe essere l'elemento trainante di un Web definito dagli utenti.
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Elenco completo delle Fonti monitorate: ADV Magazine, Advert Planet, AgoraVox, AlimentaPress, Altrenotizie, AmiciAmici Magazine, Anti Digital Divide, Anti-Phishing Italia, Bologna 2000, Comunicati Stampa, Comunitàzione, Consulente Legale Informatico, CriticaMente, Draft, EBETE in Fiore, e-financePress, FAO Sala Stampa, Garante della Privacy, I Fatti, Interactive Adv Bureau, Key4biz, La Grande Agenzia, Lavoce.info, MG News, MTN Blog, Mauro Lupi's Blog, Mediazone, MetaNews, Minimarketing.it, Modena 2000, MondoBlog.it, Morse.it, Mymarketing.it, Negativo!, NewsSms, Ninja Marketing, PC Facile, PIVARI.COM, Reggio 2000, Rovigo blog, Sassuolo 2000, Sicurezza in Rete, Storage-backup.com, StudioCelentano.it, Telospiego.it, The Intruder News, TiempoLibre, Unimagazine.it, ValleOlona.com, Webisland.net, Wireless-Italia
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