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Informare per riformare

[ 03-04-2007 ]
Offrire più informazioni sui costi e sulle caratteristiche del sistema pensionistico, in modo neutrale, aumenta significativamente la disponibilità ad accettare riforme. Lo dimostra un "esperimento controllato". E allora invece di sedersi in riunioni semi-segrete con chi rappresenta i pensionati, il governo dovrebbe impegnarsi in una massiccia campagna per informare tutti i cittadini dei dettagli dell'ordinamento attuale, delle iniquità perpetrate a danno delle generazioni future, degli oneri sui contribuenti di oggi e di domani, e dei possibili rimedi

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lavoce.info
La redazione de lavoce.info è attualmente costituita da 22 membri "stabili" e alcune decine di collaboratori. I membri della redazione in aspettativa per incarichi nel governo scrivono su temi non attinenti il loro incarico e non esercitano il diritto di veto sugli articoli pubblicati sul sito.

Panorama: "...la sede del sito lavoce.info è in una stanzetta dell’Università Bocconi di Milano, più nota come ufficio del Professor Boeri, docente di economia del lavoro, fondatore del sito e coordinatore a tempo pieno del gruppo di 22 economisti che lo animano con i loro interventi..."

Oscar Giannino, New Politics: "...quel controcanto economico ormai affermatosi che risponde al nome de lavoce.info. Quest’ultima è la più riuscita operazione di comunicazione tecnico-scientifica dell’ultimo triennio, ma adirla tutta i meritati elogi che riscuote fallano solo su un punto: la dichiarata equidistanza dalla politica,visto che basta aprire il sito per trovare messi di scuoiature dei provvedimenti governativi, dal tono e piglio a volte non proprio accademico..."

Luca di Montezemolo, Presidente Confindustria: "Lavoce.info è una voce stimolante e provocatoria anche per Confindustria e per il suo Presidente. Buon compleanno! 1 luglio 2005."
.

In seconda pagina le principali soluzioni proposte dai cittadini ed emerse dall'indagine condotta dalla CE&Co.

Riformare le pensioni? Per carità, alla larga, meglio non parlarne. Tutti sanno che è inevitabile e che, nonostante i ripetuti interventi, la riforma è ancora da completare. Ma è difficile trovare un tema politico più scottante e impegnativo, un ministro o esponente della maggioranza che si azzardi a delineare ipotesi di riforma o a parlarne in pubblico. Il governo ne discute con i sindacati, ma le trattative resteranno riservate fino all’ultimo. E il sindacato ben si guarda dall’informare l’opinione pubblica o anche solo i suoi iscritti.
È palese che questo modo di procedere è profondamente iniquo. Coloro che più di tutti sono toccati dalla riforma, e cioè le generazioni future, non siedono al tavolo delle trattative. Dopo ripetute richieste anche su questo sito, i rappresentanti dei giovani sono stati formalmente ricevuti dai ministri Padoa Schioppa e Damiano, ma non potranno partecipare alla trattativa. Chi tutela gli interessi dei giovani al tavolo? Non certo i sindacati, i cui iscritti sono per la stragrande maggioranza pensionati o lavoratori anziani vicini all’età della pensione. E neanche un governo con orizzonti lunghi fino al prossimo voto del Senato.

I carbonari della previdenza:

Tuttavia, molti pensano che non vi siano alternative alle trattative semi-segrete con i vertici sindacali. Il potere di ricatto del sindacato è troppo forte. Inoltre, si dice, discutere apertamente di allungamento dell’età pensionabile avrebbe il solo effetto di scatenare la corsa alle pensioni anticipate. Sembra quasi inimmaginabile che, su un tema così delicato, il Parlamento possa discutere apertamente e poi deliberare. L’unica chance di realizzare almeno qualche mini-riforma è che il Parlamento sia chiamato a ratificare a posteriori accordi riservati raggiunti in altra sede. Altrimenti, scordatevi qualunque riforma.
Ma è davvero così? È vero che non ci sono alternative alle riunioni clandestine, da carbonari, alle trattative riservate con i sindacati, e che discutere apertamente dei dettagli delle riforme o fare uno sforzo per informare i cittadini sarebbe controproducente? I risultati di ripetuti sondaggi presso l’opinione pubblica italiana e di altri paesi europei suggeriscono un quadro ben diverso. Nonostante una consapevolezza diffusa che la riforma delle pensioni vada affrontata con urgenza, i cittadini spesso ignorano aspetti anche fondamentali di come funziona un sistema pensionistico a ripartizione, e ne sottostimano il costo sui contribuenti. Soprattutto, offrire più informazioni sui costi e sulle caratteristiche del sistema, in modo neutrale, aumenta significativamente la disponibilità ad accettare riforme.

I risultati di un esperimento controllato:

Già in passato abbiamo commentato i risultati di alcuni sondaggi di opinione che suggerivano questa conclusione. Nelle scorse settimane abbiamo inoltre condotto un esperimento controllato su internet, mezzo che permette risposte più meditate da parte degli intervistati, per meglio valutare il ruolo dell’informazione come strumento di consenso. Abbiamo chiesto a un campione di 1100 individui, rappresentativo dei cittadini italiani di età compresa tra 20 e 45 anni e abituati a navigare su internet, cosa pensassero di alcune ipotesi di riforma del sistema pensionistico, e quanto fossero informati sui dettagli del sistema in vigore. Metà del campione è stato subito interrogato su ipotesi di riforma e caratteristiche del sistema attuale. L’altra metà, prima ha letto una pagina di testo che spiega in modo neutrale le caratteristiche del sistema italiano e il costo per il contribuente. Poi, ha risposto alle stesse domande poste all’altra metà del campione. Le differenze tra i due gruppi sono rilevanti e significative. Come illustrato nel grafico 1, chi non ha letto il testo esplicativo è effettivamente assai meno informato circa i costi e le caratteristiche generali del sistema attualmente in vigore.

Grafico 1


La lettura del testo aumenta in modo significativo la disponibilità ad accettare un allungamento dell’età pensionabile (grafico 2) o una riduzione delle prestazioni pensionistiche (grafico 3 ).

Grafico 2

Grafico 3

Il sindacato non informa i lavoratori sul Tfr:

Questo sondaggio, come già i precedenti su campioni rappresentativi dell’intera popolazione, conferma che vi è ampia consapevolezza dell’urgenza delle riforme, non solo da parte di chi è più informato (grafico 4).

Grafico 4

Tuttavia, come si evince dai grafici, la disponibilità ad accettare riforme che riducano la generosità del sistema pensionistico resta minoritaria anche tra i più informati.
Come spiegare questa incoerenza, tra la diffusa consapevolezza dell’improrogabilità delle riforme e l’indisponibilità ad accettare specifiche ipotesi di riforma? Probabilmente proprio con l’ignoranza e la mancanza generica di informazioni. Molti intervistati, anche dopo aver letto il testo esplicativo, di fronte a una domanda aperta su come impostare la riforma delle pensioni, rispondono di non sapere, o propongono risposte chiaramente controproducenti o inadeguate. Ciò non sorprende. Le informazioni che è possibile trasmettere in modo convincente, in mezza pagina di testo su internet, non possono che avere un impatto limitato. Anzi, sorprende che abbiano un effetto così rilevante sul campione degli intervistati. Uno sforzo per informare i cittadini, e una maggiore trasparenza nel dibattito sulle alternative in discussione, potrebbero avere un effetto ben maggiore. Soprattutto se venisse da parte del sindacato, cui ovviamente i lavoratori si rivolgono prioritariamente per acquisire informazioni sulla loro previdenza. Il sindacato oggi non sta affatto svolgendo questa funzione: solo poco più del 10 per cento degli intervistati, ad esempio, dichiara di aver ricevuto informazioni sul dirottamento del Tfr ai fondi pensione dal sindacato.
Più informazioni e più trasparenza nel processo decisionale aumenterebbero anche la fiducia nei confronti dei politici e dei rappresentanti sindacali. Una domanda del sondaggio chiede se sia preferibile un aggiustamento automatico e graduale delle prestazioni pensionistiche all’aumentare della speranza di vita, oppure decisioni più discrezionali lasciate al Parlamento. Tre intervistati su quattro preferiscono l’aggiustamento automatico e graduale. Anche questo suggerisce che, con una procedura trasparente e ben compresa dall’opinione pubblica, l’aggiustamento dei coefficienti di trasformazione già previsto dalla legislazione vigente non dovrebbe essere così impopolare.
Insomma, l’informazione è uno strumento fondamentale per creare consenso. Anziché sedersi in riunioni semi-segrete con chi rappresenta i pensionati, il governo e i suoi ministri dovrebbero impegnarsi in una massiccia campagna per informare tutti i cittadini dei dettagli del nostro sistema pensionistico, delle iniquità perpetrate a danno delle generazioni future, dei costi sui contribuenti di oggi e di domani, e degli strumenti possibili per porvi rimedio.

>> fonte originale: lavoce.info
un articolo di Tito Boeri e Guido Tabellini
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