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Politica a caccia del Web 2.0

[ 26-10-2006 ]
Il leader dei conservatori inglesi ha lanciato un blog di ultima generazione. Sono sempre di più i politici impegnati nella divulgazione sul Web, con risultati alterni, anche in Italia. Si sfidano a suon di colpi bassi su YouTube

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punto-informatico.it
Punto Informatico, giornale fondato da Andrea De Andreis, è il primo quotidiano italiano online che si occupa di Internet, informatica e comunicazione. Primo perché ha iniziato le attività nel 1995 e primo perché sulla rete quando è arrivato Punto Informatico non esistevano altri servizi informativi specializzati quotidiani. Oggi è primo, più semplicemente, perché è il più seguito, da casa e dall'ufficio.

Prima di arrivare su Internet, Punto Informatico per vari mesi è stato distribuito nel circuito delle BBS. Dal 7 febbraio 1996, data ufficiale di "sbarco" su Web, Punto Informatico ha cercato di raccontare giorno per giorno l'evoluzione e il progresso tecnologico, in particolar modo quello relativo allo sviluppo della rete. Così facendo ha sviluppato una identità e una personalità che rimangono uniche nel panorama editoriale italiano.

La Redazione
Punto Informatico è testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma
al n. 51 del 7.2.1996 - De Andreis Editore S.r.l.

Direttore responsabile: Paolo De Andreis
Main board editoriale: Alessandro Del Rosso, Franco Lavarone, Lamberto Assenti, Luca Schiavoni
Collaborano: Alberigo Massucci, Alessandro Biancardi, Alessandro Longo, Dario Bonacina, Dario d'Elia, Giulio Fornasar, Tommaso Lombardi, Massimo Mantellini.
Vignette: Luca Schiavoni
fonte: punto-informatico.it

Il giornale vive del rapporto con la rete e con i suoi lettori. Oltre alle news quotidiane che raccolgono quanto di più interessante accade in Italia e all'estero nel mondo dell'Information and Communications Technology, Punto Informatico lavora infatti su una continua scansione delle attività sulla rete e degli eventi che la riguardano. Scansione spesso agevolata e suggerita proprio dai lettori.

Dalle richieste dei lettori è scaturita la Community di Punto Informatico, una serie di servizi del tutto gratuiti che vengono offerti agli utenti, servizi che consentono di accedere in modo personalizzato ai Forum delle notizie e a quelli tematici, di scambiare messaggi privati con gli altri lettori e molto altro ancora...

>> continua la lettura su: punto-informatico.it
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Roma - David Cameron, il leader del partito conservatore inglese e aspirante alla poltrona di primo ministro ha un blog. Un blog in perfetto stile web 2.0 . Da media prediletto della controinformazione, da media utilizzato per campagne di sensibilizzazione e resposabilizzazione dei cittadini, il Web, quello che si costruisce con le reti sociali, diventa arma affilata (ma in alcuni casi impropria) in mano ai politici.

Forum di Punto Informatico
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"Voglio ripulire la politica" - annuncia Cameron dall'intimo calore della sua cucina, tra cozzare di piatti e gridolini della figlia assonnata, con un video in linea con quelli che si possono apprezzare su YouTube . Si può ammirare anche una avanzatissima nube di tag, che mostra gli argomenti più discussi. Non poteva mancare un'etichetta con la scritta "beta".

Molte le voci che intessono panegirici, che ritengono il videoblog un riuscito tentativo di mostrare il volto umano della comunicazione politica, lasciando che il candidato si esprima e si metta in discussione in prima persona. E reputano che il weblog di Cameron riuscirà a stabilire un rapporto bidirezionale con il pubblico elettore, un nuovo pubblico elettore, giovane e avvezzo a video, blog, e agli strumenti del Web 2.0.

Ma non manca chi ritiene che il blog di Cameron sia un affronto ai social media, che sia l'ennesimo tentativo di propinare un brand, che sia un disprezzato prodotto degli spin doctor. Il rapporto con il pubblico viene moderato, si dice, e da esso filtra solo quel che è conveniente, tanto più che qualcuno lamenta di essere stato bannato per aver richiesto informazioni riguardo al programma fiscale.

Ciò non toglie che, anche per quanto riguarda l'acquisizione di popolarità, il weblog di Cameron si sia sapientemente avvalso di tutte le leggi e di tutti i meccanismi del Web 2.0, viral marketing compreso. Il blog è stato infatti oggetto di repliche da parte di avversari politici, sferrate con gli stessi mezzi.

L'affettata familiarità di Cameron ha suscitato la sguaiata controffensiva da parte di Sion Simon, membro del parlamento inglese, labour, che ha lanciato una video-parodia su YouTube. Entrambi, videoblog di Cameron e video di Sion, dopo la protesta dei Tory, hanno raggiunto l'agognata popolarità.

Il blog di Cameron ha attirato anche un fenomeno di: un piccolo partito avversario si è appropriato di un con quello dell'aspirante primo ministro e vi ha pubblicato un tratto da un programma tv.
Ma, bene o male, l'importante è che se ne parli.

E non finisce qui:

L'intento di molti politici oggi sembra quello di guadagnare popolarità con Internet presso un altrimenti irraggiungibile target giovane. Il Web 2.0 potrebbe consentire di creare un dialogo con i frequentatori, di immagazzinare prezioso feedback, di influire sulla quotidianità. E per di più video e podcast non vengono conteggiati nell'affollamento per la par condicio, né sono regolamentati nel silenzio pre-elettorale.
Molti sono i politici che hanno colto l'opportunità, spiega l'autorevole Business Week.

Nell'articolo si citano come esempi positivi il modello olandese e quello francese, con il blog dell'ex ministro delle finanze Dominique Strauss-Kahn, l'ardito podcast di Nicolas Sarkozy, ministro francese degli interni, che già da tempo ha intuito la potenzialità del Web, monitorando i blog ai tempi delle rivolte nelle banlieu, e direzionando verso il sito del suo partito le ricerche che contenessero parole attinenti alla rivolta.

Sono molti anche gli esempi di blog politici che risultano semplici raccoglitori di comunicati stampa scritti in prima persona. Business Week cita come esempio la Germania. Sono iniziative di vecchio stampo, nonostante proliferino i consigli per gestire in modo appropriato la propria campagna sul Web 2.0, inserendola e valorizzandola nel dispiegamento delle manovre sui vari media.
Spesso l'approccio non è sistematico, e si abbandona il contatto con il pubblico del Web non appena si raggiungono le scadenze elettorali, con un gran sospiro di sollievo da parte di molti politici, che dimostrano di non aver compreso il valore del mezzo.

Anche in Italia, pur essendo riscontrabili episodi positivi, non mancano i tentativi maldestri. Un esempio recente secondo alcuni è quello di Letizia Moratti che, nel rincorrere l'ambita poltrona di sindaco di Milano, si è resa protagonista della registrazione a raffica di domini corrispondenti a tutte le vie del capoluogo lombardo. L'intenzione dichiarata era creare un enorme comunità virtuale. Ma su quelle pagine ora campeggia soltanto il suo viso esultante.

>> fonte originale: punto-informatico.it
un articolo di Gaia Bottà distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0 e riproducibile a patto di citare la fonte e di ridistribuire il lavoro prodotto con la medesima licenza.

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