ADV MagazineViacom: investimenti pubblicitari in crescita dopo l'embargo video su YouTube
Pagina stampata da ADV Magazine Newszine: l'articolo è stato pubblicato alle ore 14:04 del 19/03/2007
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Dopo la denuncia a Google, accusato di distribuire su YouTube di video protetti da copyright, crescono gli investimenti pubblicitari di sponsor sui canali Viacom International Inc.: "un incremento di quasi 500 milioni di dollari a testimoniare la correttezza della nostra strategia", afferma il management di Viacom. Google risponde alle accuse mentre cresce il vortice mediatico attorno alle trattative.

Roma - La denuncia del mese scorso è il risultato del mancato accordo tra le parti sul pagamento delle royalities per la diffusione di video via YouTube. Viacom motivava così il suo attacco alla strategia broadcasting di Google: "YouTube è una organizzazione for-profit che ha costruito un business sulla devozione dei fans verso lavori creativi estranei a Google, sua azienda proprietaria. Questo modello di business, che si basa sul generare traffico per vendere spazi pubblicitari su contenuti non autorizzati, è chiaramente illegale ed in conflitto sulle leggi in materia di copyright".

Secondo i dati di Viacom, su YouTube ci sarebbero circa 160000 video che violano le leggi sul copyright. Questi video sarebbero stati visti almeno un miliardo e mezzo di volte, coinvolgendo un numero impressionante di visitatori che preferiscono YouTube ai broadcast autorizzati (proprietari o Terze Parti) alla loro diffusione. Viacom sottolineava che la "distrazione degli utenti dai canali autorizzati alla diffusione dei video" fosse la causa prima delle perdite di profitto pubblicitario accusate da Viacom nell'ultimo anno fiscale.

Viacom è una "branded entertainment company" i cui interessi vanno dalla televisione, al cinema fino alle piattaforme new media. Per i brand "in company" - tra qui si segnalano MTV Networks, Paramount Pictures, Comedy Central, Nickelodeon - il ruolo di Viacom è quello d'incrementarne l'audience e di garantire agli azionisti un ritorno d'investimento adeguato. YouTube rappresenta un attentato alla visibilità dei prodotti, principio performante delle strategie Viacom. In seguito all'embargo imposto da Viacom "Il traffico di visite sui video proposti in streaming dai nostri siti ha avuto un incremento sostanziale, a testimonianza della validità della nostra strategia" - affermava Philippe Dauman, Presidente e CEO di Viacom, in questo articolo del Financial Times. Questo incremento di visibilità ha permesso all' "area pubblicità" di risollevarsi al punto da vedersi quadruplicare le entrate arrivate a quota 500 milioni di dollari. Secondo il management di Viacom questo non testimonia "la crescita d'investimenti pubblicitari" ma dimostra in che modo "la strategia business di YouTube influisce negativamente sulle prestazioni di media concorrenti che operano in rispetto delle leggi sul copyright".

Sottolineando che YouTube appartiene a Google, ma non è Google, a Mountain View sono certi che non ci sia stata alcuna violazione di copyright, certi che dello stesso avviso sarà anche la corte chiamata a giudicare il caso. Esiste una legge "disegnata appositamente per l'attività dei provider di servizi internet" - dichiara Alexander Macgillivray, consulente legale generale associato di Google per la proprietà intellettuale. Perché i bloggers e gli utenti in generale possano essere certi di trovare "un porto sicuro pronto ad ospitare i loro contenuti", continua il consulente legale dell'azienda, Google non lancerà mai un prodotto o "non acquisteremo mai un'azienda che operi al di fuori delle basi giuridiche necessarie che definiscono la legalità di un'iniziativa".

Dall'inizio della vicenda, YouTube ha ottenuto un sensibile incremento di visite sufficiente a compensare l'assenza dei video sotto embargo. Viacom è al centro di discussioni che inevitabilmente arrivano alla questione dei diritti d'autore: cosa accadrebbe se Viacom vincesse?. Newsweek afferma che nel prossimo futuro questa battaglia legale avrà serie ripercussioni sulle leggi di copyright. Sta diventando luogo comune l'affermazione che "l'azione legale è l'unica arma a disposizione di Viacom per proseguire le trattative". Trattative che, malgrado tutto, continuano.

L'ostacolo maggiore è rappresentato dalla politica di tutela del copyright applicata da Google a favore di alcuni Media. "[...] Ad aggravare la situazione ci sono state le dichiarazioni, inaccettabili per Viacom, che YouTube offrirà controllo e protezione solo alle aziende che faranno affari con lei [...]" - riporta Assodigitale (punto 5) in Ecco in 5 punti la tesi accusatoria presentata da Viacom. La strategia di Google rispetto alla "categorizzazione" dei content provider su YouTube è sempre stata chiara e proprio per questo è diventata argomento di uno dei capi d'accusa lanciati dalla Viacom e spunto per discutere sull'incompatibilità manifesta tra due visioni e modi di fare business.

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