ADV MagazineQuell'intreccio tra Internet e Politica
Pagina stampata da ADV News 24h: l'articolo è stato pubblicato alle ore 09:33 del 03/01/2006
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I maggiori partiti italiani vogliono colonizzare ed usare Internet per influenzare il risultato delle elezioni 2006: è il Viagra della politica. Esperti e parlamentari si dicono d'accordo. Qualcuno fa notare: l'Italia non è l'America.

Roma - Come riassumere l'opinione comune della classe politica riguardo alle potenzialità elettorali di Internet? Ci pensa l'On. Antonio Palmieri, responsabile per la comunicazione di Forza Italia, inventore di una azzeccatissima e contagiosa frase ad effetto: Internet è il Viagra della politica.

Tutto vero: almeno negli Stati Uniti, dove i due maggiori schieramenti politici utilizzano Internet sin dai primi anni novanta per raccogliere fondi ed informare la base elettorale. L'unico problema è che qui, in Europa, l'Italia è in una situazione insolita: non tutti gli elettori sono in condizione di permettersi questa fantastica pillola blu digitale, a causa di problemi strutturali, situazioni di mercato anomale e della scarsa dimestichezza tecnologica degli abitanti del Belpaese.

Internet, ambiente naturale per una vera campagna elettorale permanente, è realmente utile per condurre attività politica. Nelle case italiane, tuttavia, la presenza di postazioni di Rete non scalfisce il ruolo da protagonista dell'onnipresente televisione, regina e padrona del dibattito pubblico.

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Questo è quanto sembra emergere dal convegno Elezioni ed Internet - Convergenze parallele?, che si è svolto nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati. Organizzato dall'amministratore delegato di Blogosfere, Marco Montemagno, l'appuntamento è servito per presentare al grande pubblico i risultati di una pionieristica ricerca sul rapporto tra gli utenti italiani e la comunicazione politica online.

Lo studio, frutto di una indagine condotta dal gruppo CE&Co su un campione rappresentativo di mille adulti informatizzati compresi tra i 18 ed i 55 anni, prende in esame le aspettative della popolazione sull'uso dei nuovi mezzi di comunicazione da parte dei soggetti politici. Il panel, secondo i dati ufficiali, dovrebbe corrispondere a circa un terzo dell'elettorato.

Attesa ed alto gradimento per il 42% degli intervistati, convinti che la strumentalizzazione politica di Internet da parte dei partiti possa aumentare l'interazione tra elettorato e rappresentanti. L'uso di blog, newsletter e forum per mobilitare, coinvolgere ed informare i cittadini interessa e colpisce sia gli elettori di centrodestra che quelli di centrosinistra.

La polarizzazione degli italiani investe anche l'approccio generale verso i mezzi di comunicazione utilizzati dalla politica: il popolo del centrodestra preferisce l'interattività di Internet, mentre quello del centrosinistra è affezionato a giornali e radio. La televisione, senza troppe sorprese, rimane la scelta preferenziale di tutti gli elettori.

Carlo Erminero, presidente di CE&Co, è positivo: "C'è voglia di partecipare al flusso comunicativo online, perché Internet ricrea nuove modalità di interazione pubblica". Già: Internet sembra calzare i panni dell'archetipo teorico elaborato da un noto sociologo tedesco, Jurgen Habermas, inventore del concetto di sfera pubblica: uno spazio organizzato di interazione pubblica e comunicazione, tipico della belle époque borghese, quando dibattiti e scambi d'opinione animavano i molti caffé delle metropoli europee.

Durante il convegno, moderato dal giornalista di Raitre Giovanni Floris, maggioranza ed opposizione si sono scontrati in un turbine di battute, punzecchiature e proclamazioni d'intenti. Centrodestra e centrosinistra appaiono entrambe favorevoli a potenziare la presenza online attraverso la creazione di siti ad hoc.

Forza Italia, rappresentata dall'On. Palmieri, è entusiasta: "Il nostro partito è un partito da Internet" - esclama - "In passato abbiamo affermato di essere un partito da televisione: adesso potremmo chiamarci Forza Internet". Palmieri si è soffermato sulla campagna informativa condotta da FI per aggiornare gli elettori sul completamento del famoso Patto con gli italiani, stipulato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all'indomani delle scorse elezioni.

"Con la legge proporzionale ogni singolo voto ha rilevanza" - continua Palmieri - "e bisogna sfatare il mito che vuole il centrosinistra padrone di Internet". Il deputato di FI si sofferma sulla Operazione Verità, una strategia di comunicazione radicata su Internet che punta sul passaparola e sul coinvolgimento degli utenti. La maggioranza sembra puntare al marketing virale, un metodo assai diffuso in tutto il mondo per la conduzione di campagne pubblicitarie online. "Internet diventa sempre più importante e va utilizzato in maniera tattica, secondo il principio della campagna permanente" - conclude.

Troppo ottimismo? La ricerca presentata da Carlo Erminero indica che il 12% dei cittadini, drammaticamente, ha dichiarato di non avere alcun interesse su tutto ciò che è politica - anche se viene diluita e resa più coinvolgente dalla multimedialità della Rete. Ad ogni modo, il responsabile per la comunicazione di FI pensa che "la Rete può risvegliare il rapporto tra partiti e cittadini e anche quello tra i cittadini e la politica, perchè è il luogo di un rapporto diretto, senza mediazioni, un luogo di ascolto e di dialogo, di comunicazione più che di propaganda".

L'On. Paolo Gentiloni, presidente della commissione di Vigilanza della Rai e deputato della Margherita, è apparso in bilico tra lo scetticismo e l'entusiasmo per raccolta fondi, social networking e forum online. Una posizione che emerge anche dal suo sito personale, dove si domanda: "I prossimi cento giorni di campagna elettorale porteranno Internet al centro dell'arena politica anche in Italia?".

Gentiloni ha attaccato continuamente il centrodestra, accusato di riproporre la ricetta televisiva della "comunicazione verticalizzata, top-down" anche su Internet. "Quello che serve è un cambio di paradigma come avvenuto negli Stati Uniti" - ha affermato Gentiloni durante il convegno - "ovvero passare dal leading al listening, dall'uso di Internet in modo propagandistico all'uso della Rete per il dialogo, per ascoltare i cittadini in maniera duratura nel tempo".

Una posizione condivisa anche da Luca De Biase, direttore dell'inserto tecnologico de Il Sole 24 Ore, secondo cui la rete è sì un ambiente minato dal rischio della propagazione di "informazioni false e notizie artefatte", ma al tempo stesso abitato ed vissuto da individui "ben attenti che rifiutano un approccio comunicativo di tipo propagandistico".

La comunicazione politica in Italia è caratterizzata da troppe particolarità per non essere definita anomala. La televisione, i giornali e le radio, ovvero i media tradizionali, sono notoriamente afflitti da insolite specificità quali estrema partigianeria, lottizzazioni, monopoli informativi.

Tratti negativi e sicuramente poco rassicuranti riguardano anche l'uso della Rete: troppo poco diffuso rispetto ad altri paesi, ancora poco sviluppato e soprattutto ancora poco apprezzato. Un'opinione assai diffusa su Internet è che sia un mezzo di comunicazione ed informazione troppo poco affidabile.

Il giudizio di molti studiosi e politologi che indagano il connubio tra strategie di marketing elettorale ed Internet è univoco: scienziati come Marco Tarchi e Giampietro Mazzoleni sono convinti che è ancora troppo presto per dire se Internet, in Italia, può cambiare effettivamente qualcosa nel monotono panorama della comunicazione politica locale.

Prima di tutto per la scarsissima partecipazione alla politica da parte dei cittadini italiani. Giovanni Sartori, illustre intellettuale, è sicuro che l'uomo abbia subito un "processo d'antropogenesi" verso l'evoluzione nel cosiddetto "homo videns": l'uomo è diventato un semplice capolinea, quel che in informatica si può definire dummy terminal, di un flusso comunicativo e di una realtà virtuale proveniente dalla televisione.

Ed è per questo che l'uomo qualunque, estraneo da ogni affiliazione partitica, è spesso inorridito dalla politica: non la capisce, ne è disgustato, è disaffezionato alla luce di continui scandali, efferatezze ed anomalie tipiche del sistema italiano. Semplicemente perché la vive da spettatore di uno schermo televisivo, coccolato dalla candida passività della poltrona preferita - indispensabile per alleviare lo stress del trambusto quotidiano.

La Rete è invece un mezzo di comunicazione che non può sopravvivere senza l'interattività e la presenza degli utenti. Se da un lato alcuni progetti come la versione italiana di Wikipedia fanno sperare nell'esistenza di una diffusa ed attiva intelligenza collettiva italiana, preziosissimo seme per uno sviluppo proficuo delle potenzialità di Internet, dall'altro sembra che la politica rimanga una preoccupazione di nicchia per l'italiano medio.

E cosa dire della considerevole fetta demografica non considerata dalla ricerca presentata alla Camera dei Deputati? Moltissimi cittadini non hanno la minima idea di cosa sia Internet, non hanno connettività a banda larga, ma soprattutto non hanno alcuna intenzione di interessarsi all'informatica - condizione sine qua non per l'uso proficuo (non solo elettorale) dei media digitali.

Vista l'assenza quasi totale delle ultime tecnologie necessarie al pervasive computing, assai diffuso nei paesi anglofoni dove politica ed Internet convivono in armonia, sommata al livello non elevatissimo di alfabetizzazione informatica, ma vieppiù ammorbata dal disincanto generalizzato e dall'apatia nei confronti delle tematiche politiche, è possibile ipotizzare un futuro telematico per lo scontro tra soggetti politici?

Bisogna essere molto, molto ottimisti.

>> fonte originale: punto-informatico.it
un articolo di Tommaso Lombardi distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0 e riproducibile a patto di citare la fonte e di ridistribuire il lavoro prodotto con la medesima licenza.